Mi piace osservare le persone, i loro comportamenti, gli schemi applicati, le parti di sé che emergono, e ricercare modi sempre più funzionali per applicare le Tecniche di Trasmutazione e condurre chi si rivolge a me a “Sé”.

Questa osservazione e ricerca comporta anche l’ascolto attivo di chi ho davanti, per conoscere le sue esperienze.

Da questo ascolto è nato il desiderio di scrivere questo articolo, che ha il solo scopo di riflettere insieme. Per questo motivo troverai i sottotitoli “Riflettiamo…”.

Buona lettura!

Riflettiamo: premessa

Il nascere in quella famiglia, in quel contesto storico, in quella nazione e ricevere particolari condizionamenti significa trovarsi nelle corrette condizioni per fare quelle esperienze che fanno parte della tua vita.

Spesso accade, tuttavia, che si vuole andare oltre queste condizioni per cercare fuori dal proprio contesto culturale e dal proprio paese di origine ciò che si crede possa far fare il “salto quantico” della propria evoluzione.

In questo, ci tengo a precisarlo, non c’è nulla di scorretto, se a motivare la ricerca c’è quella sana curiosità che porta a esplorare altre culture e modi di fare. Ma, quando la spinta viene data dalla ricerca spasmodica, dal bisogno di colmare un vuoto interiore con qualcosa di miracoloso che si crede trovarsi “oltre confine”, la questione cambia.

Perché cambia?

Molto semplicemente perché viene a mancare quel sano discernimento che permette di “Capire senza capire, conoscere senza conoscere…” e che ti fa indietreggiare (spesso proprio con il corpo che si sposta all’indietro) da situazioni non funzionali per te.

Ora il “Riflettiamo…” diventa più specifico e ti invito a continuare la lettura con quel discernimento funzionale alla tua personale crescita, libero da giudizi e pre-giudizi.

Riflettiamo

Diffusa è l’Ayahuasca (o Daime), conosciuta anche come la “Liana dello Spirito”. Si tratta di una pianta che viene impiegata come principale ingrediente dell’omonima bevanda, dal marcato effetto enteogeno, utilizzata nel corso dei secoli dai popoli amazzonici e andini. Questa bevanda era tradizionalmente preparata dagli sciamani indigeni (o curanderi) nelle ceremonie religiose, per i riti di visione e di comunicazione con il divino.

Lo scopo originario con cui è stata creata la miscela dell’Ayahuasca risiede proprio nel suo contesto culturale.

Infatti, veniva impiegata per uno scopo ben preciso ed era destinata esclusivamente a una cerchia ristretta di persone consapevoli e ben preparate.

Non tutti, dunque, nella popolazione ricevevano l’Ayahuasca, ma solo gli sciamani o curanderi. Persone,quindi, che erano state preparate e istruite nella modalità di assunzione e lo facevano per ricevere visioni utili a tutta la comunità.

Comprendi che c’è un contesto culturale, uno scopo, una tradizione.

La diffusione mondiale di questa bevanda le ha fatto perdere i suoi originali connotati di sacralità e ritualistica.

Difatti, viene somministrata non più solo a sciamani e curanderi e non per fini collettivi. Questo, purtroppo, accade anche nei paesi di origine dove viene proposta ai turisti per “aprire la loro mente”.

Eppure, l’Ayahuasca ha un effetto psichedelico e allucinogeno che può comportare conseguenze gravi per chi la assume.

Può accadere che la mente subconscia abbia tenuto ben nascosta un’esperienza che è stata “troppo” forte da gestire e l’Ayahuasca non solo acceleri l’apertura di quella porta, ma addirittura scardini la porta stessa. In questo caso, la persona non è in grado di gestire lo shock di quelle visioni, soprattutto, se accanto non c’è un professionista in grado di far digerire quelle visioni e ciò che rappresentano.

Riflettiamo

Oggi, la diffusione dell’informazione a livello globale consente a chiunque di accedere alla conoscenza, intesa come “insiemi di dati” estrapolati dal contesto che diventano singoli oggetti, semplici e accessibili, ma dissociati tra loro.

Nell’attuale periodo storico, la decentralizzazione del sapere non è ancora accompagnata da un’adeguata consapevolezza collettiva e soggettiva che consenta una comprensione reale e profonda delle informazioni. La conseguente confusione porta ad un utilizzo improprio delle informazioni e alla diffusione di un approccio sempre più superficiale alla vita.

La perdita di contesto, come nel caso dell’Ayahuasca, è un fenomeno che possiamo ritrovare in moltissime altre pratiche, spirituali e non, che si sono trasformate in prodotti commerciali totalmente privi della loro funzione originale, e che proprio per questo possono diventare addirittura dannosi.

È il caso del Tantra, termine sanscrito utilizzato per indicare sia un insieme di testi che di insegnamenti spirituali e tradizioni esoteriche originatesi, sembrerebbe, nelle culture religiose indiane.

Etimologicamente il termine “tantra” si ricollega alla radice verbale TAN, verbo che vuol dire “stendere”, con riferimento a quanto si fa nella lavorazione dei tessuti. Il termine è perciò generalmente tradotto con “telaio”, “ordito”, e quindi in senso lato, “opera”, “testo”, rappresenta uno strumento per espandere la coscienza.

Osho insieme alla sua allieva Margot Anand, ha dato vita al neo-tantra, e ha definito il tantra:

«La parola “tantra” significa tecnica, il metodo, il sentiero, perciò non è filosofico: ricordalo. Non si occupa di problemi e di indagini intellettuali. Non si occupa del “perché” delle cose: si occupa del “come”, non di che cosa sia la verità ma di come possa essere raggiunta.»

(Osho, Il libro dei segreti, traduzione di Tea Pecunia Bassani e Swami Anand Videha, Bompiani, 2008, p. 15)

Il neo-tantra, benché basato sui principi tantrici tradizionali, usa metodi tratti dalla psicoterapia corporea e dalla sessuologia esperienziale.

Il “vero” tantra, tuttavia, è un percorso spirituale nel quale la meditazione è il metodo principale.

Meditazione è l’andare oltre i propri limiti in uno stato di coscienza espansa; tantra è lo strumento per espandere la coscienza.

Il Tantra pone infatti come missione quella dell’innalzamento della coscienza per arrivare al più alto stadio chiamato “illuminazione”, ossia la canalizzazione completa di quella che viene chiamata “kundalini”.

Riflettiamo

La kundalini (kundal che significa “luogo profondo”) rappresenta l’energia vitale, l’energia “femminile” dormiente che esiste alla base della spina dorsale del nostro corpo, che deve essere risvegliata. Trattasi di un’energia potente, che una volta destata, risale attraverso il corpo toccando anche mente e anima.

Chi pratica il tantra è completamente immerso in un cammino di vita che persegue come unica grande finalità quella di purificare la propria anima, riscoprendo l’armonia e l’equilibrio dell’interiorità più profonda, ovvero tra maschile e femminile energetico.

Vivere una vita tantrica significa cogliere la bellezza di ogni istante e saperne percepire e assaporare l’energia per evolversi da un punto di vista fisico, mentale, emozionale e spirituale.

Nelle tradizioni del tantra, inoltre, il rapporto tra guru (maestro spirituale) e discepolo ha spesso un ruolo centrale.

Proprio perché il guru viene considerato come la diretta manifestazione del Divino, egli può aiutare il discepolo a raggiungere la sua elevazione dello spirito, attraverso la trasmissione segreta e diretta degli insegnamenti, instaurando anche una relazione molto stretta con quest’ultimo.

Eppure, oggi, in tutto il mondo il tantra è conosciuto e diffuso come la dottrina libera dagli schemi delle società, volta all’attivazione della kundalini, per liberare ciò che si trova nel profondo, nel subconscio, regalando nuove consapevolezze.

Tuttavia, proprio per la sua potenza, l’attivazione della kundalini può comportare lo stesso shock di cui ho scritto sopra in merito all’ Ayahuasca, quando non avviene in un percorso di consapevolezza volto a guardare le proprie ferite e ad accogliere la parte ferita per poterla poi guarire.

Anche questa pratica, portata fuori dal contesto culturale e storico, perde il suo significato originario, per diffondere convinzioni improprie e scorrette.

Infatti, si arriva addirittura a suggerire che il farsi toccare anche solo il braccio da perfetti sconosciuti indica un’apertura mentale, la via per liberare le proprie emozioni; mentre, al contrario, se ci si ritrae dal tocco estaneo significa che si è chiusi.

Eppure, il corpo fisico è il nostro Tempio Sacro e come tale va trattato prendendocene cura attraverso il cibo, l’attività fisica e  andando a trasmutare paure irreali in Amore per noi.

Proprio perché è il nostro Tempio Sacro si dovrebbe avere l’accortezza di scegliere chi toccare e da chi farsi toccare!

Prendersi cura di sé è scegliere la persona con cui condividere il proprio corpo, consapevole della potenza dell’energia sessuale.

Come ho premesso questo articolo ha lo scopo di riflettere insieme.

Per trovare la tua strada devi entrare dentro di te, immergerti in quelle zone d’ombra che hanno spaventato e ancora spaventano la tua parte bambina, che si è sentita abbandonata, rifiutata, non Amata.

E’ un viaggio in cui puoi farti condurre, sicuramente, da chi ha esperienza ma che devi fare in coscienza e consapevolezza.